Sorge nell’alta Valdelsa, ai piedi delle ultime propaggini dei monti del Chianti e solo la parte più orientale del suo comune rientra nella zona del Chianti Classico. Si tratta di una cittadina antichissima, le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Fu probabilmente un insediamento etrusco: il suo primo nome, Borgo Marturi, sembra derivi dal nome etrusco della diade Marte-Venere “Mars-Turan”. Ritrovamenti attestano la presenza di insediamenti romani, goti e longobardi, ma fu durante l’epoca franca che, grazie alla Via Francigena, Borgo Marturi venne a trovarsi lungo il tracciato della più importante arteria medievale.

Rispettivamente Cedda e Magione (foto www.comune.poggibonsi.si.it)
Lo sviluppo impetuoso di vari borghi dette origine nel 1155 alla città fortificata di Poggiobonizio, dal nome di Bonizzo Segni, Signore della zona. Questa superba e ricca città ghibellina, costruita alta su un colle, suscitò ben presto l’invidia di Firenze, che nel 1270 con l’aiuto di milizie francesi e napoletane, la espugnò e costrinse la popolazione a ritrasferirsi nel vecchio Borgo Marturi, ai piedi del poggio. Con la pace di Fucecchio del 1293 Poggibonsi entrò a far parte della Repubblica Fiorentina, anche se nel corso dei secoli non mancarono occasioni di rivolta. Nel 1313 la discesa di Arrigo VII dette il via alla riedificazione di Poggiobonizio col nome di Monte Imperiale, ma la prematura morte dell’Imperatore avvenuta nello stesso anno, pose fine al progetto. Nel 1488 i fiorentini decisero la costruzione di un’enorme fortezza sul colle che strapiomba sulla moderna Poggibonsi. Quest’opera ci testimonia il passaggio dalle armi bianche a quelle da sparo: enormi bastioni e possenti mura avrebbero dovuto resistere alle cannonate. Lorenzo de’ Medici dette l’incarico a Giuliano da Sangallo e i lavori, che durarono molto tempo, furono eseguiti sotto la direzione di un altro Sangallo, Antonio. La formidabile fortezza doveva costituire un deterrente per l'eterna rivale Siena, ma questa dopo poco venne assorbita dallo Stato Fiorentino e così la grandiosa costruzione, che doveva ancora essere completata, perse di importanza e rimase incompiuta. Durante gli anni del Granducato e più intensamente dopo l’unificazione d’Italia, gli abitanti di Poggibonsi si sono dedicati al commercio e all’industria. Da sempre la città ha avuto una vocazione a commercializzare i prodotti della zona, vino, olio, zafferano e miele; ma ancor più Poggibonsi è oggi il centro di un distretto industriale di tutto rispetto: il 90% della produzione italiana di caravan e camper è qui concentrata, sebbene il maggior numero di industrie si occupino di arredamento e mobili.
Alto su un colle che sovrasta la città si trova il convento di San Lucchese, patrono di Poggibonsi. È un monumento di grande valore: i camaldolesi lo cedettero nel 1213 (pare dopo la visita di San Francesco) ai francescani, che ricostruirono e ingrandirono la chiesa. L’interno è tipico delle chiese gotiche francescane, a una navata, con soffitto a travature scoperte e tre absidi. Numerose le opere d’arte, fra cui un ciclo di affreschi con storie di Santo Stefano di Cennino Cennini; due affreschi di Bartolo di Fredi e un dossale robbiano del 1514.
Sulla via che conduce al convento è possibile vedere la fontana di Vallepiatta, detta popolarmente delle Fate, nascosta in un anfratto del terreno e unica testimonianza della vecchia Poggiobonizio. Edificata all’inizio del Duecento dall’architetto Balugano da Crema, ci può far intuire l’antico splendore della città ghibellina. Costruita in travertino, è formata da un portico di sei arcate a sesto acuto sostenute da pilastri. Un sistema di canalizzazione consente di raccogliere le acque della sovrastante collina nelle vasche poste all’interno.
Sulla strada che porta a Castellina, a qualche chilometro da Poggibonsi, si trova l’interessante chiesa di San Pietro a Cedda, significativo esempio di arte romanica. L’edificio è sobrio ed elegante, stranamente allungato rispetto ai canoni abituali. L’architrave che sormonta la porta è cesellata di bassorilievi; l’abside, a pianta semicircolare, coronata in alto da una serie di archetti delicatamente adorni di fregi a bassorilievo, è aperto da una finestrella lavorata secondo lo stile preromanico. Cornici, capitelli con fregi svariatissimi, rappresentazioni di animali e di teste umane, fanno della Chiesa di San Pietro un edificio degno di visita.
Sorge compatto e arcigno su un colle dall’altra parte della valle e rappresentava la sentinella di Poggiobonizio. Sembra che il primo signore del castello sia stato Guido Guerra, che come dice il nome, tornato con un ricco bottino dalla guerra, decise di costruire qui un potente maniero. Purtroppo la collina era infestata da una volpe feroce e rabbiosa che impediva agli uomini di lavorare. Soltanto con l’astuzia Guido riuscì a catturare l’animale: la volpe rifugiatasi su un albero, venne presa con una corda e cadde strozzandosi. A questo punto un mago, apparso dal bosco, predisse a Guido che se l’animale fosse scomparso, anche il maniero sarebbe crollato. Così l’astuto Guido fece riempire il corpo della feroce volpe d’oro e lo murò sotto il castello. Guido Guerra non solo munì di fortificazioni il castello, ma costruì anche un lunghissimo corridoio sotterraneo che passando sotto la strada e il fiume, lo collegava al sottostante Poggio Marturi. Nella Sala delle Balestre del Palazzo Comunale di Siena è possibile vedere su un affresco di Giovanni di Cristoforo Ghini e di Francesco d’Andrea questo maniero nominato come “Strozzagolpe” sul quale garrisce la bandiera fiorentina. Notevole l’alta torre a cui si giunge attraverso un ponticello; suggestive le sale interne del castello, piene di armature, alabarde e scudi. Vi sono due sculture attribuite a Benedetto da Maiano, ora murate in una delle sale: una rappresenta la testa di un angelo e l’altra una croce. Il castello vanta anche il primato non certo lusinghiero di apparizioni di spiriti e fantasmi!
Si erge alta sul colle di Poggio Marturi con più di mille anni di storia. Infatti in un documento di Ugo di Toscana del 25 luglio 998 si legge che il potente Marchese la cedette ai frati benedettini affinché vi costruissero un convento. In quel tempo ci fu effettivamente tutta una serie di lasciti e donazioni a favore degli ordini religiosi che sembrano legati alla paura della fine del mondo che sarebbe dovuta avvenire nell’anno Mille. In questo modo i vari signori avrebbero potuto pacificare la loro anima e attendere l’apocalittico evento con spirito sereno.
Verso la fine del Trecento iniziò tuttavia il declino della Badia: guerre e pestilenze la impoverirono fino a farla abbandonare definitivamente nel 1445. L’edificio pressoché in rovina venne adibito ad uso agricolo e i ricchi oggetti che vi si trovavano vennero dispersi. Fu nell’Ottocento che Marcello Galli-Dun la acquistò e la riedificò nelle attuali forme dense di romanticismo medievaleggiante. Della primitiva struttura non rimane che il caratteristico chiostro.
Staggia Senese è un paese dotato ancora di alte mura medievali intervallate da torri poligonali. Grazie alla sua vicinanza alla Via Francigena, il borgo poté svilupparsi: signori del luogo furono i conti di Strove, di Staggia e dal 1297 i Franzesi, una famiglia nobile originaria del Valdarno che si era arricchita in Francia grazie alla mercatura. I Franzesi trasformarono l’antico castello in un palazzo fortificato e ospitarono nel 1303 il conte di Nogaret, inviato del re di Francia Filippo il Bello che, insieme a Musciatto de’ Franzesi, escogitò il modo per rapire Papa Bonifacio VIII.
Si narra che fu la punizione divina a far fallire nel 1361 le attività commerciali dell'intrigante famiglia che vendé la rocca alla Repubblica Fiorentina per 18.000 fiorini d’oro, una cifra enorme per l’epoca. Ma i soldi furono spesi bene: nel 1372 Firenze dette l’avvio alla costruzione di un gigantesco sistema difensivo: un cassero con due torrioni cilindrici e una altissima torre quadrata nel mezzo. Nel 1431 la Repubblica dette l’incarico niente di meno che a Filippo Brunelleschi di rendere ancora più salde le fortificazioni e questo ci testimonia la grande importanza strategica che aveva Staggia, non lontana dalla fortezza senese di Monteriggioni. Vari eserciti nel corso dei secoli tentarono di espugnarla, ma sempre invano.
Le opere d’arte della chiesa di Santa Maria Assunta sono state raccolte in un piccolo, ma interessante museo. Il capolavoro della Comunione della Maddalena di Antonio del Pollaiolo della metà del Quattrocento è decisamente l’opera di spicco, ma da ammirare sono anche L’adorazione dei Magi di Francesco Botticini e una Pietà del senese Arcangelo Salimbeni.
La Magione di San Giovanni o Spedale di San Giovanni in Jerusalem alla Magione è una struttura appartenuta all’ordine dei Cavalieri Templari. Si trova vicino al torrente Staggia, là dove sorgeva il ponte di Bonizio e conserva il suo aspetto romanico. Sul piccolo cortile si affacciano i vari edifici: la piccola chiesa ad una navata che contiene vari simboli scolpiti alle pareti; l’antico pellegrinaio; i locali del convento dei cavalieri-monaci e la piccola foresteria, tuttora utilizzata.
